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Uccisione del maiale
Salsicce, soppressate e cotechini messi ad essiccare
Salsicce, soppressate e cotechini messi ad essiccare
Il maiale (puorck'), allevato per circa un anno (se si trattava di maialini) o per pochi mesi (se acquistato, in genere alla Fiera del Rosario, già adulto), veniva ucciso a Dicembre.
Per lo più, si uccidevano maiali maschi; le scrofe (scrof') erano tenute in vita ed utilizzate per allevare nuovi maialini da macellare in seguito.
Quando doveva essere ucciso, il maiale veniva mantenuto per ognuna delle quattro zampe da quattro persone, mentre una quinta gli teneva la gola, e, con un coltello appuntito (scannatur'), gliela tagliava.
Una volta morto, veniva appoggiato sulla madia (fazzatora), e bagnato con acqua bollente per essere privato (p'là) delle setole.
Il maiale veniva poi appeso per i nervi delle zampe posteriori, infilzati da un pezzo di legno curvo (gammier'), a sua volta appeso ad un anello di ferro (cat'niegghij') conficcato nel soffitto.
A questo punto, fattolo raffreddare (chiatrà) per uno o due giorni, il maiale veniva squartato e sezionato (p'zzià), per ricavarne vari prodotti: prosciutti (pr'sutt') dalle cosce, pancetta (pancetta) dalle spalle, quattro pezzi di lardo (tass' r' lard') dai fianchi, cotica (cot'ca)
Prima di essere consumati, tutti i prodotti di cui sopra venivano salati (salà) - cioè messi sotto sale - per 8/10 giorni, così che , in seguito, potessero conservarsi per svariati mesi.
Venivano inoltre ricavati il sanguinaccio (sammucchij') dal sangue aromatizzato (con sale, peperoncino, bucce di arancia, uva, formaggio grattugiato), la sugna ('nzogna) dal grasso.
Anche gli organi interni (fegato, milza, ecc.) si mangiavano, e nondimeno la testa, le orecchie ed i piedi (da cui si staccavano le unghie durante la bollitura) che venivano bolliti e mangiati, solitamente insieme alla verdura (m'nestra).
Tutto il resto dava origine a salami (sauzicchij') e soppressate (s'bbr'ssat'), fatti generalmente dalle donne.
Vedendo il maiale squartato ed appeso, passanti, parenti ed amici davano gli auguri al padrone dell'animale ucciso, o a un componente della famiglia che si trovava nei pressi dell'animale, dicendo quist' e mill'aut' (questo e mille altri).
A tale saluto rispondevano diversamente i diversi componenti della famiglia: grazij', cu' 'nu figliùl' (grazie, con un figlio) se a ricevere gli auguri era una donna sposata; grazij', mmar'tata ricca (grazie, maritata ricca) o grazij', 'nz'ràt' ricck' (grazie, sposato ricco) se era rispettivamente una ragazza o un giovane in età da matrimonio; grazij', sant' e vecchij' (grazie, santo e vecchio) se era una persona anziana.
Se a ricevere gli auguri era un bambino, lo si baciava dicendo crisc' sant' (cresci santo); p' cient' ann' (per cento anni) si diceva agli sposi novelli, i quali rispondevano soltanto grazij'.