I test di
LEGGENDE, SUPERSTIZIONI, MAGIA
1. Il termine scazzamauriegghij' indica: Un antico schiacciatore di noci. Un tipo particolare di berretto. Un folletto dispettoso.
2. Lo scazzamauriegghij' era: Tanto più pesante quanto più piccolo. Tanto più pesante quanto più grande. Piccolo e leggerissimo
3. Il termine scazzetta indica: Un particolare berretto. Una bambina particolarmente pestifera. Una variante di "calzetta".
4. Cosa indica l'espressione straniesc' r' Sant' Marck'? Il mantello indossato da San Marco. Una particolare zona del bosco di Castiglione. La via Lattea.
5. La criatura r' la Cupa fu trovata: Da un esponente della famiglia Mirelli, che poi la adottò. Da un bambino, successivamente da lei stessa rapito. Da un contadino mentre si recava nei campi.
6. Quali erano i tratti distintivi della criatura r' la Cupa? Il riso sardonico e le enormi mani. La peluria sul viso e la pesantezza del corpo. La grandezza della bocca e le labbra sanguinolente.
7. Secondo una variante della leggenda, la criatura r' la Cupa: Recava dei segni di croce sugli stivali. Dopo esser stata catturata, urlava chiedendo pietà. Catturata, fu esorcizzata dal prete di Conza ma dopo poco morì.
8. Quali neonati erano - secondo la tradizione - destinati a diventare p'mm'nal', essendo maledetti? Quelli che nascevano con una qualche forma di handicap fisico. Quelli che - prima dei tre anni - erano morsi da un serpente, che li contaminava nuovamente con il peccato originale. Quelli nati nella notte di Natale, poichè avevano - con la loro nascita proprio in quella notte - "imitato" Cristo, offendendolo.
9. Chi incontrava un p'mm'nal', come poteva mettersi al riparo dalle disgrazie che sarebbero seguite all'incontro? Pungendolo e facendogli perdere del sangue. Sottomettendosi ai suoi voleri. Portando, entro i tre giorni successivi, una grande quantità di olio e di vino in una cascina sita in località Taverna.
10. Dove abitava 'u maranghin'? Nei pozzi, dai quali di tanto in tanto usciva per spaventare chi si trovava nelle vicinanze. Nelle grotte tufacee alle spalle della chiesetta di Santa Lucia. Al cimitero, dove era possibile vederlo a mezzanotte di ogni domenica, ed alle quindici del Venerdì Santo.
11. Cosa, secondo un'antica leggenda, accadeva la notte del 2 novembre? Le anime dei defunti comparivano in sogno ai propri cari, svelando informazioni tanto attese. Il cimitero era sede di una veglia di preghiera, accompagnata da urla strazianti di giovani vedove. L'Arcangelo del Signore dischiudeva le porte ai defunti i quali, in un mesto e silenzioso corteo, per quella sola notte tornavano alle proprie case.
12. Cosa si poneva nella notte del 2 novembre sulle finestre? Delle grosse zucche che, svuotate dei semi ed incise, raffiguravano teschi umani, al cui interno veniva posta una candela. Una corona del Rosario ed una croce, accompagnate da qualche oggetto che ricordasse il defunto. Un rudimentale pupazzo di pezza, raffigurante il defunto, avvolto da un fazzoletto bianco.
13. Cosa occorreva lasciar aperto, la notte del 2 novembre? Le porte. Le finestre. Le ante degli armadi, avendo tuttavia cura di coprire gli specchi.
14. Secondo una variante della leggenda, cosa bisognava fare la notte del 2 novembre per vedere il viso dei defunti? A mezzanotte, occorreva sistemare un catino pieno d'acqua nei pressi di una piccola luce. Alle tre, stendersi nei pressi della soglia di casa con a fianco una candela. A mezzanotte, spegnere ogni luce e fissare - ove non fosse maltempo - in direzione della luna.
15. Dove si credeva - fra gli altri luoghi - si recassero i defunti? A Santa Maria in Elce, in pellegrinaggio. A Monte Sant'Angelo, in Puglia, sede di un famoso santuario. Alle grotte del Visciglito, dove si celebravano misteriosi riti.
16. Chi più volte fu visto nelle campagne vicino alla chiesetta di Santa Lucia? Il diavolo, nella forma di un uomo alto e magrissimo, con voce cavernosa e carnagione pallida. Un cavaliere di buon cuore, che - dando passaggi - alleviava la fatica dei contadini di ritorno dalla campagna. Una donna discinta che induceva in tentazione i passanti comparendo - sembra - dal nulla.
17. Chi era ritratto in un quadro che - secondo la leggenda - avrebbe portato sventura a quanti lo avessero spostato? Monsignor Berardino Di Milia. La nobildonna Drusiana di Landolfo, grazie ai cui lasciti fu costruita la chiesa dell'Annunziata con annesso convento. San Guglielmo di Vercelli, fondatore - fra l'altro - del cenobio di Santa Maria dei Santi, nei pressi di Calitri.
18. Cosa - a Calitri - si intende dicendo "andare a scavare a San Zaccaria"? Pescare nel torbido. Vendersi l'anima al diavolo per averne ricchezze e potere. Arricchirsi senza lavorare.
19. Dove - nei pressi di Calitri - si fermò la comitiva che portava l'urna con le reliquie di San Canio? Nei pressi dell'attuale Chiesa Madre. Vicino ad una grande pietra, in contrada Limunti. Nei pressi dell'attuale stazione ferroviaria, dove ora sorge una piccola chiesetta dedicata all'Assunta.
20. Cos'è la "pietra di San Canio"? Una reliquia pressochè sconosciuta (poichè non di certa attribuzione), custodita insieme al dito del Santo nella Chisa Madre di Calitri. Una grossa pietra presso la quale secoli or sono sostarono per qualche tempo le reliquie del Santo. Simbolicamente, la parola del Santo, che, come pietra, veniva scagliata contro i potenti del tempo.
21. Come ci si liberava - secondo la tradizione - dall'itterizia? Il malato doveva portare nottetempo una pentola con delle "erbe magiche" nei pressi di un crocevia. Al mattino, il primo passante che avrebbe rotto inavvertitamente la pentola, avrebbe preso su di sè il male. Recandosi sotto l'arcobaleno (l'itterizia era detta "male degli archi") e recitando ad occhi chiusi tre Ave Maria ed altrettanti Padre Nostro. Facendosi benedire la Domenica delle Palme o il giorno di Ognissanti.
22. Come si assicurava all'infante la crescita di una folta e sana capigliatura? Evitando di lavargli i capelli per il primo anno di vita. Aspergendogli la testa con un infuso di erbe. Avendo cura di effettuare il primo taglio in fase di luna crescente.
23. Cosa si usava mettere nei campi di frumento, per propiziare un raccolto abbondante? La cenere prodotta durante tutto il tempo di Quaresima. Le piantine di orzo che avevano ornato il Santo Sepolcro durante la Settimana Santa. I capelli del capofamiglia, tagliati la Domenica delle Palme.
24. A sera, dopo cena, perchè si evitava di spazzare la casa? Perchè la fatica di tutta la giornata non incidesse ulteriormente sui corpi già stanchi. Perchè la tradizione voleva che lo si facesse esclusivamente in caso di lutto, per scacciare l'angelo della morte. Perchè l'angelo tutelare non andasse via, infastidito dal gesto.
25. Quando si usava la formula A 'nor' r' Sanda cecca, o piglia o secca? Quando si piantava qualcosa, come buon auspicio. Quando si scavava un pozzo, scaramanticamente. In occasione del parto, scaramanticamente contro il rischio che ogni nascita comportava (per la vita del nascituro e della stassa madre).
26. Come si guariva dall'orzaiola? Praticandovi sopra un segno di croce con le dita. Aspergendola per nove mattine di fila con l'acqua santa. Ricorrendo ad una drastica e dolorosa asportazione.
27. In che modo si preveniva il malocchio? Facendo gli scongiuri ogni qual volta sopraggiungessero pensieri di malasorte. Recandosi in chiesa tre volte a settimana, domenica compresa, per tre mesi consecutivi. Portando addosso sacchettini di erbe magiche, immaginette di santi, cornetti di corallo.
28. Dinanzi alla grandine che rovinava i raccolti, come ci si regolava? Per scongiurarla, si mettevano all'esterno delle case mannaie e coltelli con la lama rivolta al cielo; quando già grandinava, si faceva suonare la "Campana di San Canio" per far cessare la precipitazione. Si davano forti pacche su asini, mucche e maiali, così che - lamentandosi - gli animali producessero un suono orrendo ed assordante, in grado di scongiurare o far cessare la grandinata. Si ricorreva a rituali praticati da stregoni o masciare.
29. Gli uomini gobbi e le donne gobbe venivano visti allo stesso modo? Sì: un gobbo, maschio o femmina che fosse, portava sempre e comunque sfortuna. Sì, ma in senso positivo: fra gli storpi, i gobbi - maschi e femmine - erano considerati portatori di un influsso benefico. No: le donne gobbe portavano sventura; gli uomini gobbi erano portatori di influssi benefici.
30. Quando si macellava il maiale? In fase di luna calante. In fase di luna crescente. Indifferentemente, purchè la carne del maiale non fosse toccata da donne in fase mestruale.
31. Cosa significava sognare sterco e sporcizia? Era presagio di miseria o di morte. Era presagio di ricchezza. Indicava che si era in condizione peccaminosa e che occorreva confessarsi.
32. Quali sono state le più recenti e note masciare di Calitri? Cia r' S'mm'nenzia e Mamma Sanda. Mariam'chela r' Casparrin' e Mariasaluta. Ninetta e 'a maula.
33. Dij' t' b'n'rica era: Una formula religiosa imposta dal sacerdote al neonato durante il battesimo. Una sarcastica e rabbiosa invettiva pronunciata in caso di gravi offese ricevute. Una formula protettiva e beneaugurante con la quale ci si rivolgeva a bambini (soprattutto) ed adulti.
34. Il termine l'v'tan' indicava: Un soprannome come tanti altri, senza alcuna attribuzione specifica. Un incantatore di serpenti, operante a Calitri a cavallo fra l' '800 ed il '900. Una persona di aspetto ributtante, con chiara allusione al "Leviatano", mitico mostro biblico.
35. Per cosa divenne famoso un mago, tal zì Canij' r' strunz'? Perchè il giorno prima di morire affisse alla propria porta un biglietto con scritto "domani mi troverete morto", cosa che effettivamente avvenne. Per la malvagità che lo contraddistingueva, ed a cui doveva il suo poco lusinghiero soprannome. Perchè era un esperto di magia nera, e come tale temuto ed esecrato.
36. Da cosa deriverebbe - secondo la tradizione - il malocchio? Esclusivamente da una maledizione pronunciata ad hoc. Dallo sguardo invidioso - volontario ma anche involontario - ad opera di certe persone (soggetti con le sopracciglia unite, zingari, streghe...). Da un'azione cattiva fatta dal soggetto colpito da malocchio.
37. Cosa indicava l'espressione uocchij' chin'? Le lacrime di Gesù nell'Orto degli Ulivi, simbolo di purificazione. La sofferenza atroce della partoriente in presenza di una levatrice poco esperta. Una forma di malocchio particolarmente pesante e dura da sconfiggere.
38. Perchè, in passato, si usava tenere coperte le mammelle delle madri che allattavano con una pezzuola? Per semplice pudore. Per evitare il malocchio indotto da sguardi invidiosi. Perchè si riteneva che la luce corrompesse il latte materno.
39. I filtri amorosi a Calitri: Erano pressochè inesistenti poichè c'erano preoccupazioni più impellenti. Erano diffusissimi. Non sono mai esistiti, contrariamente ad altre forme di magia.
40. L'espressione ten' li spir't' indicava: Una casa o un terreno infestati dai fantasmi. Una possessione diabolica. Ironicamente, una persona volubile.
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domande a cura di A. Marco Del Cogliano