| La
vita della tipica donna calitrana si svolgeva tra il lavoro
domestico e quello nei campi. |
| Le
donne, tuttavia, sin da giovani, non mancavano di dedicarsi
all'attività del taglio e cucito, che, oltre a essere
un hobby e un'arte, rappresentava anche una necessità,
e per alcune una vera e propria professione. |
| C'era
chi ricamava davanti al fuoco, chi davanti alla soglia di
casa nei pomeriggi estivi per ingannare il tempo mentre
chiacchierava con le donne del vicinato. |
| Di
solito si approfittava per confezionare i capi del corredo
delle figlie o delle nipoti (anche quando non erano ancora
in età da marito), qualora non si fosse affidato
tale compito ad una sarta/ricamatrice professionista (mastra)
o a qualche donna del paese abituata a ricamare su commissione
(r'camà a r'aut') previo
compenso. |
| Inoltre
le mamme si sforzavano di infondere nelle giovani figlie
l'arte del ricamo e l'abilità del cucito, considerate
indispensabili per potersi confezionare da sé quanto
occorreva, e convenienti al fine di condurre una "comoda"
vita casalinga a fronte di una – molto più
faticosa – nei campi. |
| Oltre
al classico taglio e cucito, era molto diffuso e apprezzato
il ricamo all'uncinetto (unginett'),
mediante il quale si realizzavano centrini (cendr'),
copriletti (cup'rtìn'),
copertine per le culle, bordure (p'ndìm')
per asciugamani , tende, lenzuola e federe. |
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Anziana
intenta al lavoro d'uncinetto |
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Una
massaia fa la calza |
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| Si
usavano anche il punto croce (pund'
accròc'), il punto norvegese e il punto a
giorno, di solito eseguiti col supporto del cerchietto (c'rchiètt')
da ricamo. |
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| La
massaia possedeva tutto l'occorrente per confezionare, riparare
e rifinire i capi: |
| ack'
(ago) |
| fìerr'
(ferri da calza) |
| fil'
(filo) |
| fil'
p' 'nghijmà
(filo per imbastire) |
| fus'
(fuso) |
| f'rb'cètta
(forbicina) |
| r'sc'tàl'
(ditale) |
| spìngula
(spilla da balia) |
| sp'n'gulìn'
(spilli) |
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