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BAMBINI |
| Quando
un bimbo era affetto da ascaridiosi - aveva, cioè,
i vermi (papp'l') nello
stomaco - si usava chiamare una comare che, con un
paio di forbici, fendeva l'aria in ogni direzione
attorno allo stomaco ed all'addome, atto che serviva
a 'ngandà li papp'l'
(incantare i vermi), provocandone la fuoriuscita
dal corpo del bimbo. |
| Veniva,
al contempo, pronunciata la formula: papp'l'
un', papp'l' ruij', papp'l' tre, papp'l' quatt', papp'l'
cingh', papp'l' seij', papp'l' sett', papp'l' ott',
papp'l nov', schkatta papp'l' 'mbaccia a 'stu cor'
(vermi uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette,
otto, nove, uccidi i vermi vicino a questo cuore). |
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Si
credeva che il dito con il quale i bambini indicavano
l'arcobaleno fosse passibile di suppurazione, e
che r' mal' r' 'gghiarck'
(il "male degli archi", l'itterizia, che
si manifesta con la classica colorazione giallastra
della pelle, degli occhi e delle orine), fosse strettamente
collegato all'arcobaleno. |
| Per
guarire da questo male, si riteneva necessario che
il malato dovesse portare di notte in un crocicchio,
di preferenza al "crocevia" per antonomasia
(il punto in cui si incrociano Via Angelo Maria Maffucci,
Via Posterla, Via Sant'Antuono e Via Giuseppe Tozzoli),
una pentola di terracotta contenente un infuso di
ruta frammista ad altre erbe magiche. |
| La
mattina successiva, il primo passante che avrebbe
inavvertitamente rotto la pentola, prendeva su di
sé la malattia liberandone la vittima. |
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| Lo
svezzamento dei bimbi era d'obbligo nei mesi dispari,
come pure la prima vestizione, che avveniva di solito
nel quinto mese di vita. |
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| Per
guarire i bambini dagli orecchioni, si era soliti disegnare sui
loro colli, con una matita copiativa, una stella a cinque punte
(la famosa stella ebraica), avendo cura di non sollevare mai la
matita dalla cute. |
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| Per
assicurare all'infante la crescita di folte chiome, il primo taglio
dei capelli aveva luogo in fase di luna crescente; per allontanare
il mal di testa e per infoltire la chioma a quelli più grandicelli,
vigeva la consuetudine (che rimane ancora) di tagliar loro i capelli
il primo venerdì di marzo. |
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| Per
scongiurare che il neonato potesse diventare cieco, non gli venivano
tagliate le unghie prima del terzo mese di vita; per auspicargli
benessere e ricchezza, si aveva cura di porgli in mano una monetina
mentre gli si tagliava l'unghia del pollice. |
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