home
artigianato gastronomia
folklore artigianato
artigianato religione
varie contatti
 
.
Storia recente
avanti
.Anche a Calitri comincia la motorizzazione
.Anche a Calitri comincia la motorizzazione
.
Calitri versò il suo tributo di sangue alle guerre del fascismo, ma nel complesso la vita del paese, anche durante la seconda guerra mondiale, rimase immutata.
Fu inoltre stipulato un contratto per la realizzazione dell'illuminazione elettrica in paese (1912).
Nel 1910 e nel 1930 altri sismi di notevole magnitudo colpirono Calitri.
Grande fu, tra il 1915 ed il 1918, il contributo che Calitri pagò alla causa della prima guerra mondiale.
Un monumento (eretto nel 1924) con la Vittoria alata ricorda le vittime calitrane - circa 120 - del conflitto.
Durante il ventennio fascista, diverse opere pubbliche furono realizzate in paese (tra cui, nel 1934, il muro di contenimento per la frana, nell'odierno corso Matteotti).
Dopo l'8 settembre 1943, i tedeschi in rotta fecero saltare vari ponti fra cui quello sul fiume Ofanto, che congiungeva l'abitato con lo Scalo omonimo, e quello detto Tragine dell'Acquedotto Pugliese vai a CALITRI TRA L'8 ED IL 29 SETTEMBRE 1943.
Durante la Repubblica Partenopea del 1799, Calitri rimase chiusa alle idee di libertà, eccezion fatta per l'azione di D. Maria Mirelli (fratello del marchese di Calitri) e di pochi altri.
Insidiatosi sul trono di Napoli Gioacchino Murat, Francesco M. Mirelli, ultimo signore feudale di Calitri, perse privilegi di casta e beni feudali, questi ultimi passati al Comune.
Nel 1815, la restaurazione borbonica coinvolse, qui in modo piuttosto indolore, anche Calitri.
Nel 1848, fra le barricate a Napoli, combatterono i giovani calitrani Giuseppe Tozzoli e Pietrantonio Cioffari, e si distinse per amore delle idee liberali e loro diffusione don Gaetano Margotta.
Anche a Calitri si ebbero sporadiche dimostrazioni popolari antiborboniche (una il 25 maggio guidata dal sacerdote Don Domenico Cerrata e da Canio Russo), ma la maggior parte dei contadini restava filoborbonica.
Ciò non impedì, alla fine del 1860, l'adesione – tramite plebiscito – al nuovo stato italiano, né la formazione di una Guardia Nazionale in loco, composta da 190 militi.
Buona parte degli sbandati dell'esercito borbonico, fra i quali alcuni calitrani, andarono ad ingrossare le fila del brigantaggio, agli ordini del bandito Carmine Donatelli, detto Crocco.
Proprio Crocco attaccò, con alterne fortune, Calitri ed i paesi limitrofi (Sant'Andrea di Conza, Pescopagano, Melfi, Ruvo del Monte, Carbonara), fin quando, nel 1864 – fuggito egli in territorio pontificio – anche gli ultimi superstiti della sua banda furono sgominati o dispersi.
Alla fine dell' '800 l'emigrazione, essenzialmente transoceanica, sottrasse al paese non poche forze vitali.
A partire dallo stesso periodo e fino ai primi due decenni del '900 in particolare, Calitri fu interessata da lavori che avrebbero mitigato l'antico isolamento.
Ne furono esempio la strada provinciale Bisaccia-Ponte Ficocchia, la strada consorziale per Cairano, il ponte sull'Ofanto, la linea ferroviaria Avellino-Rocchetta S. Antonio, la diramazione dell'Acquedotto Pugliese (1917).
.
Calitri, panorama anni '20
Calitri, panorama anni '20