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Congrega del Purgatorio e Pio Monte dei Morti
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Interno della "nuova" chiesa di San Michele, edificata nel 1908 e poi demolita
Interno della "nuova" chiesa di San Michele, edificata nel 1908 e poi demolita
Nel 1333, afferente alla cappella di San Michele, fu fondata la Confraternita laicale del Purgatorio ed il Pio Monte dei Morti.
La confraternita aveva come scopo primario la venerazione ed il suffragio delle anime sante del Purgatorio di tutti gli associati, dei loro familiari e dei benefattori, affinchè si celebrasse annualmente un certo numero di messe in suffragio e si facessero opere di carità e di assistenza ai bisognosi; operò sempre d'intesa con la chiesa di San Canio.
Essa esercitava una notevole attività creditizia verso contadini, fittavoli e artigiani, pur non avendo più beni immobili né risorse all'infuori di quelle derivanti dall'importo del tesseramento e dalle questue e offerte durante la celebrazione delle sante messe.
La confraternita aveva come colore emblematico il giallo, un tempo indossato in segno di lutto, i fratelli indossavano il camice bianco, mozzetta gialla con la placca metallica con incisa l'effigie di San Michele.
Nelle processioni erano preceduti dal crocifisso ornato con un drappo di seta gialla e dal Palio, una specie di grande bandiera triangolare di seta gialla affidata ad un'asta di legno di 4 o 5 metri adorna di una grande effigie di San Michele.
calitri tradizioni
La Confraternita promuoveva, ogni anno, tre processioni (l'ultimo giorno di carnevale, la quarta domenica di Quaresima ed il 1° novembre) per richiamare i fedeli al religioso dovere di suffragare, con preghiere ed elemosine, le anime del Purgatorio.
In tali occasioni, il clero, in paramenti sacri, usciva dall'antica chiesa di San Michele in rione Torre: apriva il corteo una croce astile portata alta da un confratello in saio bianco e cappuccio chiuso e mozzetta nera, che aveva sul petto un teschio umano riprodotto a rilievo.
Seguivano alcuni confratelli - anch'essi in saio bianco e mozzetta nera - che con le cap' r' muort', cassettine lignee a forma di teschio, raccoglievano le offerte in denaro della popolazione.
Per le vie solitarie del paese, passava il piccolo e mesto corteo in un salmodiare dell'Ufficio dei Morti largo, lento, profondo che scuoteva l'anima; talora, i confratelli intercalavano con le parole di Giobbe, ripetendo: "Miserèmini mei, miserèmini mei, saltem vos, amici mei, saltem vos, amici mei, quia manus Domini tètigit me" (Amici miei, abbiate misericordia di me, abbiate misericordia di me, amici miei, poichè la mano del Signore mi ha colpito).
Da queste parole latine, nacque la significativa denominazione di "Amici mei" che il popolo diede a tali processioni questuanti, non più effettuate dopo l'abbattimento, alla fine dell' '800, della chiesa di San Michele, sita in rione Torre.