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Il riposo dei contadini
Grazio Margotta (zi' Iucc' r' li P'ppun'), centenario
Grazio Margotta (zi' Iucc' r' li P'ppun'), centenario
calitri tradizioni
Da Natale ai primi di febbraio, i contadini, liberi dagli impegni agricoli, se ne stavano in paese.
Le donne filavano la lana, rammendavano, confezionavano calze; gli uomini si dedicavano a piccoli lavori interni: la riparazione del basto, la sistemazione di qualche attrezzo agricolo, l'affilatura della lama della scure, frequentando nelle ore libere la bottega del barbiere o quella del fabbro, o facendo visita ad amici e parenti.
Talora, quando le condizioni del tempo lo permettevano, gli uomini portavano il letame in campagna, andavano a far provviste di foraggio e di cavoli, si recavano ai boschi di Castiglione o di Monticchio a procurarsi la legna da ardere.
Il pomeriggio, spesso, era dedicato alla lettura; a tale scopo grandi e piccini si riunivano presso una qualsiasi famiglia del vicinato sedendosi a semicerchio davanti al focolare acceso.
Uno di loro leggeva ad alta voce, gli altri stavano ad ascoltare; il più delle volte la lettura veniva affidata a qualche scolaretto, essendo gli adulti presenti tutti analfabeti.
I libri letti erano sempre gli stessi: "Genoveffa", i "Reali di Francia", le vite dei santi, le storie sacre.
Quando cominciavano a calare le ombre della sera, si interrompeva la lettura ed ognuno tornava a casa, mentre non di rado turbini di neve seppellivano ogni cosa.
A ventiquattor' (all'imbrunire, in inverno pressappoco le 17), al tremulo chiarore di una lucerna, i nonni intrattenevano i nipotini narrando loro qualche cunt' (racconto), che eccitava la fantasia dei più piccoli, tenendoli ben desti.
Più tardi, si andava tutti a letto, per risparmiare legna e fuoco.