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di A. Marco Del Cogliano
Nu' P'nzier'
n° 133 - 9 settembre 2010
(rubrica di riflessioni ed opinioni sul vecchio e nuovo mondo calitrano)
Calitri da Santa Lucia
Da Santa Lucia
calitri tradizioni

ALZARE LO SGUARDO

Ieri, 8 settembre, chiusura ufficiale delle feste estive a Calitri.

Gente, un mare di gente assiepata fra il corso, il piano del mulino e piazza Scoca; e un fiume di auto immobile lungo le vie d’accesso al paese.

Oggi chi abita qui si è risvegliato sotto un cielo grigiastro, presago dei rigori dell’inverno. Anche il tempo pare voler ricordare come il giorno in cui soliamo festeggiare l’Immacolata Concezione faccia da spartiacque tra l’euforia estiva e l’apatia invernale.

Calitri in queste ore si va svuotando: lascia a chi parte uno strascico di flebili nostalgie e d’immancabili rimpianti; a chi resta, l’amaro sapore della sconfitta.
Perchè, è cosa nota, chi investe qui la propria esistenza soffre del complesso del perdente, di chi ha sentore di aver in qualche modo perso un treno importante: la possibilità di una carriera brillante, una condizione economica più agiata, una vita più sfaccettata e “piena”.
Così, capita spesso di vivere nel rimorso, nella recriminazione di quanto avremmo potuto e non siamo riusciti a fare in un dato momento; quanto allora può importarci dello stato in cui versa il paese e la comunità, se qui siamo destinati a morire d’inedia? E quanto a quei politici che noi stessi eleggiamo?
Appunto quel poco o nulla che si legge oggi negli occhi delle persone, di chi qui vive senza speranza né convinzione, e come una specie di fungo tira a campare sulla poltiglia marcescente del suolo…
Ma chi l’ha detto che altrove si vive meglio? Chi sa dire se sia preferibile una vita accelerata ad una in cui è la natura a dettare il ritmo? Perché questi luoghi sarebbero deputati ad ospitare “quelli del posto fisso”, i raccomandati e i reietti, gli incapaci a “fare” cultura, a vivere intensamente?
Uno solo è il nostro persistente, coriaceo limite: l’incapacità di alzare lo sguardo, di cedere al fascino del rischio panico e creativo, di inseguire tenacemente quel bagliore all’orizzonte, l’unico luogo in cui si insinua il sogno…