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Maestri artigiani e discepoli
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Un ceramista all'opera
Un ceramista all'opera
calitri tradizioni
Non conversava mai con gli allievi, né si mostrava loro sorridente o espansivo, mantenendo sempre un contegno grave e distaccato.
Prima di assentarsi, dava le consegne al discepolo più anziano, che, in sua assenza, fungeva da sostituto e riceveva l'incarico di rappresentarlo nella direzione della bottega e nella vigilanza sull'andamento del lavoro.
Il discepolo era tenuto a presentarsi al lavoro in orario, a lavorare in silenzio, ad apprendere il mestiere ed a non prendere parte alle discussioni che potessero eventualmente verificarsi nella bottega.
L'apprendista doveva avere una condotta irreprensibile anche fuori dell'orario di lavoro: non poteva giocare o fumare in presenza del proprio maestro, né praticare i ritrovi che questi frequentava.
Venir meno ad uno dei menzionati "doveri" significava mancare di rispetto verso il "mastr'", il quale, mal digerendo un affronto del genere, non esitava a ristabilire a suon di ceffoni la validità di certi principi fondamentali e indiscutibili.
Per tutta la durata dell'apprendistato, il discepolo non riceveva alcuna retribuzione all'infuori di una specie di regalia, che il maestro dava rare volte l'anno, in occasione delle principali ricorrenze festive, commisurata all'anzianità di servizio.
Malgrado la severità con la quale il maestro trattava il discepolo, fra i due si formava un vincolo affettivo molto saldo, che durava per tutta la vita: il maestro considerava il discepolo un figlio, lo guidava nelle scelte importanti, lo consigliava; il discepolo, dal canto suo, vedeva nel maestro un secondo padre, burbero ma certamente benevolo, sul quale poter fare affidamento in qualsiasi circostanza.
Il discepolo, per una certa deferenza, chiamava zi' mastr' il maestro e zia mastra la di lui moglie, e dava loro del voi, sebbene siffatta forma verbale fosse poco usata nel linguaggio popolare calitrano.
Tra i discepoli si instaurava una specie di gerarchia, che teneva conto dell'anzianità di apprendistato di ciascuno ed in forza della quale, alla matricola, incombeva l'obbligo di espletare i lavori più umili, come la pulizia della bottega, il rifornimento delle scorte d'acqua, la sistemazione degli attrezzi, il riordino dei banchi di lavoro.