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Lavaggio dei panni
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Lavaggio dei panni al torrente Ficocchia
Lavaggio dei panni al torrente Ficocchia
calitri tradizioni
A Calitri, fino alla metà circa degli anni '60, erano poche le abitazioni che avevano l'acqua in casa, dunque sorgevano non pochi problemi per il lavaggio della biancheria.
Nei rioni del paese erano dislocati alcuni pisc'l', piccole fontane alle quali si recavano le donne con in testa i varril' (catini).
Tra una chiacchiera e l'altra, si faceva la fila per riempire il recipiente, che veniva trasportato in testa fino a casa, con l'ausilio soltanto della sparegghia (un panno attorcigliato posto tra il catino ed il capo).
Una volta a casa, l'acqua attinta veniva travasata nella s'rola (grosso contenitore di creta), che fungeva da serbatoio domestico, da cui veniva attinta l'acqua tramite la giarla (piccola brocca).
L'acqua della "s'rola" veniva utilizzata per cucinare, per la pulizia personale e per il lavaggio di pochissimi indumenti; il grosso del bucato, invece, veniva raccolto per vari giorni in un contenitore (la hauta), per poi – insieme ad una vicina o a qualche parente – andarlo a lavare all'Ofanto o presso qualche altro corso d'acqua.
Alla mattina si preparava 'u tr'ssiegghij', un telo ricolmo di biancheria sporca che veniva legato come una balla e caricato sull'asino (per chi aveva la fortuna di averlo) o trasportato sulla testa.
Sull'asino, da un lato venivano caricati i panni sporchi, dall'altro un recipiente (callara) con dentro la r'ssìa (uno "sbiancante" prodotto artigianalmente in casa facendo bollire acqua e cenere, fino a che quest'ultima diventava chiara) per le macchie più ostinate; in seguito sarebbe stata utilizzata la m'r'cina (varechina).