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| Anche
a Calitri vigeva la pessima abitudine di avvolgere
i neonati, braccia comprese, in fassatur'
(panni) tenuti stretti da lunghe fasce di lana. |
| La
ragione di ciò va ricercata nella credenza,
un tempo assai diffusa, secondo la quale le fasce
evitavano che il bambino si graffiasse il viso e scongiuravano
il pericolo che gli si potessero curvare le gambe. |
| I
bambini, a seconda della loro costituzione fisica,
erano tenuti nelle fasce da un minimo di quattro ad
massimo di dodici mesi. |
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Così impacchettati, essi trascorrevano gran
parte della giornata nella naca
(culla). |
| A
differenza della culla adoperata in Sardegna, in Sicilia
e in Calabria (costituita da una pelle di montone
appesa al soffitto con quattro corde) quella usata
a Calitri era in legno e presentava i piedi ricurvi,
che ne consentivano il dondolio. |
| Per
addormentare i bambini, le mamme erano solite accompagnare
il movimento della culla con una serie di ninnenanne,
che venivano cantate con voce inizialmente alta, poi
appena sussurrata, fino a quando il pargolo non avesse
preso sonno. |
| Quando
il bambino tardava ad addormentarsi e continuava a
piangere, le madri erano solite fargli succhiare la
pupatella, una pezzuola
di tela in cui erano avvolti un poco di miele o di
zucchero, che simulava il seno materno. |
| Se
nemmeno questa si rivelava efficace, si ricorreva,
con incosciente leggerezza, alla somministrazione
di infusi di papavero. |
| Molti
erano i bimbi che crescevano macilenti a causa della
scarsa alimentazione, ed altissima era la mortalità
infantile. |
| Le
signore più benestanti usavano far allattare
il proprio bambino da una lattara
(nutrice). |
| Alcune
donne per crescere i loro bambini ricorrevano al latte
di capra o di vacca; fatti grendicelli, per nutrirli
si ricorreva a pappa cotta, legumi cotti, ecc. |
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| Giunti
all'età di cinque o sei anni, pochi erano i bambini che venivano
mandati a scuola; tra questi, solo pochissimi riuscivano a completare
le elementari, mentre i più aiutavano i genitori nei campi
o pascolavano pecore e capre. |
Raggiunto
il dodicesimo anno di età, la maggioranza dei ragazzi era
avviata ai lavori agricoli, e solo una sparuta minoranza di fortunati
veniva affidata alle cure di un mastr'
(maestro artigiano) per diventare artigiano. |
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