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Una
pausa durante la "p'satura" |
| calitri
tradizioni |
| Affinchè
la terra potesse dare grano in abbondanza, occorreva "prepararla":
l'anno precedente si piantavano fave (fav')
o fieno (fien', di diversi
tipi, fra cui vezza e sulla),
così da rendere il terreno più ricco di nutrimento. |
| Raccolte
le fave o il fieno (quest'ultimo veniva aggregato in pe'r'n',
attorno ad un palo - il pr'nal' - perpendicolarmente
conficcato nel terreno), il terreno - tra Agosto e Settembre - veniva
arato (abbr'hà), e, a Novembre,
seminato (s'mm'nà). |
La
mietitura (met')
del grano si faceva tra Giugno e Luglio: con l'aiuto della sola
falce (fauc'), il mietitore raccoglieva
le spighe radunandole in un fascio (ne esistevano due tipi: scierm't'
e manocchij'); lo seguiva il l'gant'
o sc'rm'tator', il quale aveva il compito
di legare sette od otto "scierm't'" alla volta, a formare
dei fasci più grandi (gregn'). |
La
spigolatrice
(in genere più di una) aveva, fra l'altro, il compito di
raccogliere le spighe cadute fra le stoppie in fase di mietitura. |
| In
seguito le "gregn'" venivano ammucchiate in numero di
25/30, a formare un covone (pignon'),
per proteggere il grano da eventuali piogge o evitare che il vento
lo disperdesse: le "gregn'" erano sistemate con le spighe
verso l'interno e tenute insieme da canne conficcate nel covone. |
| Fatto
ciò, si caricavano le "gregn'" sui carri (carrà),
trainati da una pariglia di buoi, o da muli o asini. |
| Arrivati
nell'aia (aria), le "gregn'"
venivano scaricate su un grosso telo (cuperta
r' l'aria), e poi sistemate a formare delle biche (casazz'),
mucchi alti fino a tre metri, di forma conica - più grandi
dei covoni - composti da centinaia di spighe. |
| Chi
aveva molto grano, faceva il banco (banck'),
un mucchio enorme a forma di parallelepipedo che poteva constare
anche di 3000 "gregn'". |
| Covoni
e banchi stavano sempre ai margini dell'aia. |
| A
questo punto, si pestava (p'sà)
il grano per separarlo dalla paglia: l'aia era stata preventivamente
bagnata, lisciata e battuta con una grossa pietra rotonda (tuf')
trainata dai buoi, così che i chicchi non affondassero nella
terra. |
| La
trebbiatura (p'satura) avveniva grazie
allo stesso "tuf'", che, pesante com'era, separava lo
stelo dai chicchi di grano. |
| Per
"affinare" la separazione, si ventilava (v'nt'là)
gettando in aria con forche di legno le spighe , così che
lo stelo - più leggero - fosse portato via dal vento, ed
i chicchi - più pesanti - ricadessero sull'aia. |
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