| Peperoncini
appesi ad essiccare |
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| In
un paese dall'economia povera, dove la fonte principale
del reddito era costituita, per i più, da
un'agricoltura di sostentamento, l'alimentazione
rifletteva lo stato di indigenza collettiva. |
| Per
una strana quanto amara ironia della sorte, pur
essendo Calitri un centro fortemente produttore
di frumento, la maggior parte dei suoi cittadini,
a causa della sua accentuata povertà, era
costretta a nutrirsi prevalentemente di granone
e di fave. |
| In
tempi più remoti, il pane di grano lo mangiavano
pochissimi fortunati; gli altri, quelli che avevano
le mani incallite e la schiena curvata dall'immane
fatica, potevano permettersi questo lusso soltanto
quando stavano con un piede nella fossa (non a caso,
ancora oggi, a Calitri, per indicare che un individuo
è in fin di vita, si usa l'espressione "è
arrivato a pane di grano"). |
| Il
pane dei poveri era composto di farina di grano
mista a sfarinati di fave e di granone. |
| Altro
alimento basilare era la pizza di granone, cotta
su pietre infuocate; il companatico più usato
erano i peperoni, soprattutto quelli forti. |
| Il
condimento - lardo e sugna, di meno l'olio, perchè
più costoso - era usato con estrema parsimonia. |
| Il
pasto principale della giornata veniva consumato
a mezzogiorno dagli artigiani ed a sera dai lavoratori
della terra. |
| La
cucina contadina si basava essenzialmente sull'impiego
dei prodotti di stagione. |
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| Per
un certo periodo dell'anno prevalevano sulle tavole le cipolline,
poi la lattuga, dopo fave e piselli freschi, quindi zucchini, peperoni,
pomodori, rape, verze e, infine, cavoli. |
| Nel
complesso, il cibo in assoluto più consumato in tutte le
stagioni era la m'nestra (verdura,
per lo più costituita da piante erbacee spontanee), abbondante
ed economica, soprattutto cicorie di carraro, cicorioni, sprusc'n',
v'rrasc'n' (borragine). |
| Largo
impiego trovavano anche i legumi secchi (per lo più ceci,
lenticchie e cicerchie) ed il baccalà. |
| Quando
si macellava il maiale, per diversi giorni di seguito si mangiavano
grassi, frattaglie e carni suine fresche, non suscettibili di conservazione. |
Nei
giorni festivi si era soliti bere qualche bicchiere di vino, mentre
la carne, pollo o castrato, costituiva un alimento di lusso, il
cui uso era limitato alle grandi ricorrenze (Natale e Pasqua). |
Fino
agli anni Trenta del '900, il consumo delle carni fresche era
talmente esiguo, che i pochi beccai del posto preferivano macellare
a turno qualche castrato. |
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