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Fidanzamento
Una coppia di anziani
Una coppia di anziani
Anticamente, esistevano dei "rituali" particolari, che facevano del fidanzamento e del matrimonio qualcosa di davvero unico.
Quando un ragazzo provava interesse per una ragazza, si decideva a dichiararsi (r' 'ng' mmannà) personalmente, o – per paura di un rifiuto ('u panar') – ricorrendo all'aiuto di una persona di fiducia.
Se la ragazza era ben intenzionata, in genere rispondeva che doveva regolarsi ("mò m' rehul'"), cioè sostanzialmente informarsi circa lui e la sua famiglia.
Nell'attesa della risposta, il ragazzo cercava di farsi notare passando e ripassando davanti alla casa di lei, o magari strizzandole l’occhio quando si incontravano.
Trascorsi 15 o 20 giorni, se la risposta era positiva, lei mandava a dire che avrebbe avuto piacere ma era ancora piccola e non avrebbe ottenuto il permesso dei genitori.
Iniziava, a tal punto, il fidanzamento "di nascosto": i due si davano appuntamento in casa di qualche amica o corrispondevano con bigliettini, cominciando ad approfondire la conoscenza.
Se il rapporto andava bene, la ragazza invitava il giovane a "legittimarlo" davanti ai suoi genitori: la relazione diventava impegnativa, e i meno motivati a questo punto lasciavano perdere.
Un ragazzo, per essere considerato maturo per un rapporto serio, doveva avere almeno 20 anni, ed aver prestato servizio militare.
I ragazzi e le ragazze si conoscevano – all’infuori degli incontri casuali – grazie a "riunioni" domenicali in casa di qualcuno, dove si parlava e ballava, e soprattutto all'uscita della messa cantata domenicale.
Qui, infatti, i ragazzi formavano due cordoni, tracciando come un corridoio, un passaggio obbligato per le ragazze che uscivano dalla funzione; così ci si scambiava qualche sguardo furtivo.
Per molti i fidanzamenti erano difficili, ad esempio perché incontravano il disaccordo dei genitori, legato a questioni di lignaggio o economiche.
Se il dissenso veniva da parte della famiglia della ragazza, si usava fare la scappatina (fuga d'amore), consistente nell'assentarsi da casa per alcuni giorni, e nel rientrare successivamente.
Quest'ultima fase era particolarmente traumatica: in casa di lei succedeva il finimondo, spesso i genitori si rifiutavano di accoglierla, ed allora i parenti – d'intesa con quelli di lui – cercavano di combinare il matrimonio.
A volte il padre del ragazzo – sfruttando la situazione – pretendeva forti somme di dote, minacciando altrimenti di mandare a monte l’accordo; la famiglia della ragazza si trovava costretta ad accettare, dato che la figlia era già disonorata, e – il più delle volte – incinta.