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L'emigrazione stagionale
Di ritorno dalla campagna
Di ritorno dalla campagna
L'emigrazione di pastori e contadini era un'emigrazione a carattere stagionale ed aveva come destinazione la limitrofa provincia di Foggia.
Le mete preferite erano soprattutto le campagne di Rocchetta Sant'Antonio, Candela, Ascoli Satriano, Ordona, Cerignola.
Il trasferimento avveniva a piedi e durava alcuni giorni.
I contadini lo effettuavano ai primi di giugno, in occasione della mietitura, portando addosso l'affilatissima falce messoria e le cannegghij' (recipienti per contenere il vino); i pastori ed i vaccari, nell'autunno avanzato, spingendo verso i pascoli invernali le greggi e le mandrie.
La permanenza in Puglia dei contadini aveva la durata massima di un mese.
Durante tutto il periodo, oltre alla paga, essi ricevevano anche il vitto.
Giornalmente, ad ogni lavoratore addetto alla mietitura veniva distribuito circa mezzo chilogrammo di pane biscottato, una cipolla, un pezzo di formaggio e mezzo litro di vino.
A sera, veniva assegnato mezzo chilogrammo di pasta cruda, un poco di condimento e mezzo litro di vino a testa.
Il personale provvedeva a cucinarsi direttamente, dividendosi in squadre di cinque o sei elementi ciascuna.

Il soggiorno dei pastori e dei vaccari era più lungo e spesso creava problemi di nostalgia della propria terra.

Esso si protraeva sino alla fine di aprile, quando si tornava ai pascoli di montagna, rifacendo con ansia i tratturi percorsi circa cinque mesi prima.
Le migrazioni stagionali, oltre ad un fatto sociale, costituivano anche un fenomeno di cultura popolare, perchè creavano l'occasione per lo scambio periodico di usi, costumi e mentalità appartenenti a popolazioni diverse.