| La
compravendita dell'uva e del vino avveniva per mezzo di contratto
verbale con pagamento contemporaneo della caparra da parte
del compratore. |
| L'uva
da vino si vendeva in genere in contenitori forniti dal compratore,
che il venditore provvedeva a trasportare nella carrareccia
più vicina al vigneto, dove avevano luogo le operazioni
di pesatura, di consegna e di pagamento. |
| L'uva
doveva essere pulita, non marcita e non pigiata. |
In
mancanza, il compratore poteva pretendere una riduzione
sul prezzo pattuito o addirittura la risoluzione del contratto. |
| Per
l'uva da tavola non esistevano usi particolari a causa dell'estrema
limitatezza di produzione di tale varietà, insufficiente
a soddisfare le stesse esigenze locali. |
| Il
commercio dei vino riguardava quasi esclusivamente il vino
rosso, che veniva impiegato, sia per "tagliare"
i vini pugliesi, più alcolici ma meno coloriti, sia
come vino da pasto. |
| Il
vino bianco era generalmente consumato in famiglia. |
| Il
compratore o un suo incaricato si portava nella cantina del
venditore per effettuare l'assaggio della bevanda. |
| L'operazione
veniva fatta per lo più a stomaco vuoto, ritenendosi
queste le condizioni ideali per esprimere un giudizio preciso
sulle qualità del prodotto. |
| Se
l'assaggio dava risultati positivi, il compratore si faceva
rilasciare dal venditore un campione che, in caso di grosse
partite, procedeva ad analizzare per conoscerne la gradazione
alcolica e zuccherina. |