Carmine
Donatelli ("Crocco") |
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| Le
nuove idee della Rivoluzione Francese ebbero ripercussioni
anche a Calitri. |
| Nel
1804, venne sgominata la banda di otto briganti definita "comitiva
del matto di Calitri", con a capo il calitrano Vito Errico. |
| A
meno di un mese dalla nuova occupazione francese a Napoli,
giunse in Irpinia - il 7 marzo 1806 - il primo "Preside"
del regime napoleonico, il colonnello Giacomo Mazas, il quale,
sebbene di origini francesi, trascorse tutta la sua carriera
(ben 40 anni) presso l'esercito borbonico. |
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| La
questione più grave, per Mazas, fu risolvere il problema
costituito dal "brigantaggio politico", che prosperava
tra la plebe, nemica della borghesia e dei "galantuomini"
(ritenuti traditori del Re e della Fede). |
| Proprio
a Calitri fu ben accolta la "compagnia Vuozzo" (così
chiamata dal soprannome del suo capo Pasquale Mauriello, di
S. Andrea di Conza), composta da uomini di varia estrazione
sociale, cui i francesi diedero il nome di "briganti". |
| Il
22 marzo 1807, durante una perlustrazione, lo stesso Mazas,
mentre si recava da Calitri a Carbonara, per poco non cadde
vittima del Vuozzo. |
| Alcuni
proprietari terrieri, infatti, venuti a conoscenza della visita
di Mazas, gli andarono incontro per rendere omaggio, e si
fermarono nel bosco di Castiglione; qui, tuttavia, incontrarono
il Vuozzo con una quarantina di briganti al seguito, furono
accerchiati ed alcuni fra i proprietari terrieri morirono. |
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| Nel
frattempo giunse anche Mazas, unico testimone oculare, il
quale riuscì a scappare rifugiandosi in Calitri, per
poi - l'indomani - spostarsi a Bisaccia, più sicura
e fidata. |
| L'attacco
nel bosco di Castiglione non rimase un caso isolato: Vuozzo
e la sua banda continuarono a seminare terrore a Calitri e
dintorni, ed a questo, successero molti altri episodi di brigantaggio. |
| Nel
1810, probabilmente in uno scontro con i briganti, perirono
dieci calitrani; nel 1811, ci furono quattro fucilati in seguito
al proclama contro i briganti. |
| Il
fenomeno del brigantaggio non si arrestò nemmeno con
il ritorno dei Borboni: Vito Rizzeri, Donato Schirò,
i fratelli D'errico (soprannominati "Mangiagatti"),
continuarono a spadroneggiare fino al 1822; in quell'anno,
poi, Rizzeri e Schirò furono uccisi nel Bosco di Palo
Rotondo, mentre i D'Errico perirono il 22 maggio in un conflitto
a fuoco con la forza pubblica. |
La
situazione si calmò fino a che, dal 1861 al 1864, apparvero
sulla scena Crocco ,
Peppe Caruso
,
Ninco Nanco ,
Coccia Pelata, Caporal Agostino e vari altri; nel 1863 fu
decorato con medaglia d'argento e compensato con pensione
un calitrano luogotenente delle Guardie Nazionali rimasto
ferito in un cruento scontro con i briganti in contrada Tufiello. |
| In
generale, nella seconda metà dell' '800, i briganti
nei dintorni di Calitri, si rifugiavano in due località
confinanti, separate dal torrente Pesco di Rago, nei pressi
del bosco di Castiglione: le grutt'
r' Pisck' r' Ragh' (grotte del Pesco di Rago), nel
tenimento di Calitri, e le terr' ross'
(terre rosse), nel tenimento di Aquilonia; uno sparuto gruppo
(comandato dal prete di Conza) trovava asilo anche in località
Cupa, tenuto in vita dagli alimenti recati - dietro ricatto
- dalla famiglia calitrana dei c'cck'llin'. |
| Fu
proprio il famoso brigante Peppe Caruso di Atella (PZ) nato
nel 1820 e morto nel 1892 di vecchiaia a tradire Crocco; fattolo
arrestare, fu premiato, mediante la nomina a Brigatiere della
guardia forestale nei boschi di Monticchio. |
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Il
brigantaggio degli anni successivi all'unità d'Italia,
aveva, per lo più, perso (o le conservava a puro scopo
"di facciata") le connotazioni ideali dei fenomeni di
brigantaggio precedenti, rappresentando sostanzialmente una "via
di fuga" - sebbene ardua e severamente perseguita dalle autorità
- alla povertà ed alla miseria che da sempre attanagliavano
l'Irpinia ed il meridione d'Italia. |
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