|
Anni
'50: battesimo celebrato da Don Vincenzo Cubelli |
| calitri
tradizioni |
| Dopo
il parto, appena in condizioni di uscir di casa, la puerpera, accompagnata
da una parente o da un'amica, soleva recarsi in chiesa per invocare
una speciale forma di purificazione definita trasì
'nsant'tà, il cui significato letterale risponde pressappoco
a "entrare in santità", che si richiamava ad un'antica
consuetudine dei Giudei. |
| Varcata
la porta d'ingresso della chiesa, mentre la puerpera restava immobile
osservando la regola del silenzio più assoluto (neanche durante
il percorso da casa alla chiesa le era concesso di parlare nè
di salutare), l'accompagnatrice andava in sagrestia per informare
dell'arrivo il sacerdote, che, indossate cotta e stola, si recava
sulla porta e dava inizio al rito: la puerpera, reggendo in una
mano una candela accesa e tenendo con l'altra un lembo della stola,
si dirigeva insieme con il celebrante verso l'altare, ai piedi del
quale continuava il rito, che si concludeva con l'impartizione della
benedizione. |
| I
genitori, prima ancora che il bambino nascesse, avevano cura di
trovare nell'ambito delle proprie amicizie i padrini di battesimo,
i cosiddetti compare e comare
a San Giuann'; costoro, quando il bambino
veniva alla luce, donavano alla puerpera una gallina o una coppia
di teneri colombi. |
| Nessuno
degli interpellati si rifiutava di fare da padrino o madrina perché
si riteneva che un eventuale diniego avrebbe portato sfortuna al
nascituro. |
| Nella
maggioranza dei casi, i battesimi avevano luogo durante l'inverno,
quando i lavori agricoli subivano una sosta, spesso in coincidenza
della macellazione del maiale: ne derivava che molti battezzandi
fossero piuttosto grandicelli e che qualcuno sapesse pronunziare
le prime parole. |
| Il
bambino veniva portato in chiesa dalla madre; a lei facevano ala
il marito, i padrini e un ragazzino di famiglia che reggeva per
il manico un bicchiere, detto in gergo quale,
coperto da un candido fazzoletto; in esso, il sacerdote versava
l'acqua benedetta che doveva servire alla madre per aspergere la
culla del bimbo (essendo tale acqua considerata taumaturgica). Per
antica consuetudine, il padrino regalava una monetina al ragazzo
che aveva portato il "quale". |
| Una
volta tornati a casa, si teneva una piccola festicciola. |
| Da
quel giorno, tra i padrini e la famiglia del bambino tenuto a battesimo,
si instauravano particolari vincoli di amicizia, che restavano ben
saldi per tutta la vita, mentre il figlioccio, fin dalla tenera
età, veniva educato a salutare con affettuoso rispetto i
propri padrini facendone precedere il nome dall'immancabile appellativo
di "comare" (per la madrina) e di "compare"
(per il padrino). |
|
|