Un'anziana
dei primi anni del '900 |
| calitri
tradizioni |
| AFFITTO
O ACQUISTO? |
| Tanti
anni fa, un calitrano era in viaggio nel Nord Italia e,
dovendo pernottare, entrò in un hotel in cui si era
imbattuto lungo la strada. |
| Giunto
nella hall, si rivolse al portiere chiedendo una stanza
per la notte; avuta conferma della disponibilità,
s'informò del prezzo e rimase sbalordito nell'apprendere
che la tariffa era fissata per ben 50 mila lire di allora. |
| Così,
l'uomo chiarì al portiere: «Vir'
ca po' 'u liett' 'u lass'!» ("Guarda che
poi il letto non me lo porto via!"). |
|
| UN
GRANDE DIFETTO |
| Alcuni
vegliardi del paese ricordano che si tramandava un aneddoto
- riferito ai tempi del principe Mirelli (a cavallo tra il
XVII e il XVIII secolo) - circa la proverbiale invidia dei
calitrani. |
| Si
narra che il principe Mirelli, avendo per ospite a corte un
forestiero (forse il principe di Morra De Sanctis), parlandogli
dei propri sudditi calitrani gli disse: "I Calitrani
sono un bravo popolo, sono grandi lavoratori... ma hanno un
grosso difetto: sono invidiosi". |
| Per
dimostrare al suo ospite fino a che punto potesse giungere
il livello di tale invidia, il principe Mirelli lo condusse
per le vie del paese, ove si imbatterono in un contadino.
|
| Il
principe disse rivolgendosi all'uomo: "Oggi sei fortunato,
voglio farti un regalo, chiedimi quello che vuoi, a una condizione:
donerò al tuo vicino il doppio di quello che dono a
te". |
| Il
contadino rimuginò a voce alta: "Se io chiedo
una casa, il mio vicino de avrà due; se scelgo di avere
cento ettari di terreno, lui ne otterrà duecento...". |
| Dopo
qualche minuto, il popolano rispose: «Cecam'
n'uocchij'!»
(rendimi cieco per un occhio). |
| calitri
tradizioni |
| PAPPAGALLI |
| A
villa Polestra - sita in località S'rron'
- c'era un tempo un pappagallo che i padroni avevano messo
nelle stanze solitamente frequentate dalla servitù,
così da carpirne i discorsi. |
| Il
pappagallo, ripetendo le frasi che i servi spesso pronunciavano
all'insegna dei padroni, si era inimicato particolarmente
una serva, la quale una volta decise di dargli una lezione. |
| Preso
un ferro e arroventatolo sul fuoco, glielo ficcò nel
sedere, così, quando il pappagallo fu ancora interrogato
dai padroni circa i pettegolezzi del personale di servizio,
ripetè loro: |
| «Chi
vol' campà a lu munn' cuntent', chi ver' ver' e chi
sent' sent'»
(chi vuol vivere sereno si faccia i fatti propri). |
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| Un
altro pappagallo stava in una casa in via Berrilli, nei pressi
della 'rloggia,
in una casa abitata da un notaio, un dottore ed un'anziana
signorina. |
| Dovendo
quella casa ospitare un monsignore, al pappagallo fu per l'occasione
insegnata la seguente filastrocca: |
Canta
Cozz'la Penta |
Canta
Cozz'la Penta |
ca
eia arr'vat' m'nz'gnor'; |
ch'è
arrivato monsignore; |
tutt'
l'auciell' cantan' |
tutti
gli uccelli cantano |
e
Cozz'la Penta no. |
e
Cozz'la Penta no. |
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