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Alfonso Gesualdo
Il Cardinale Alfonso Gesualdo ai piedi di San Gennaro
Il Cardinale Alfonso Gesualdo ai piedi di San Gennaro
Alfonso Gesualdo nacque il 20 ottobre 1540 nel castello di Calitri, dove trascorse la giovinezza coltivando gli studi nella ricca biblioteca degli avi.
Nel 1561 la mediazione condotta in occasione dei patti matrimoniali tra suo fratello Fabrizio e la nipote del papa gli fruttò, come ricompensa della riuscita trattativa, la nomina a Cardinale diacono e il titolo di arcivescovo di Conza, primo gradino di una carriera che lo avrebbe portato ai vertici della gerarchia ecclesiastica.
Poiché Alfonso, ventunenne, non aveva ancora l’età richiesta per la nomina, fu necessaria una deroga concessa dal papa per assegnargli la berretta cardinalizia.
Nel periodo in cui fu a capo della diocesi irpina, il giovane cardinale si preoccupò di attuare le nuove disposizioni emanate dal concilio di Trento, conclusosi l’anno dopo la sua nomina ad arcivescovo, e si fece conoscere per l’energia mostrata nel difendere le prerogative della Mensa arcivescovile.
Affezionato alla residenza natia, in quegli anni Alfonso continuò ad abitare nel castello di Calitri e quando, negli anni successivi, fu costretto ad allontanarsi dall’Irpinia, mantenne per sé un appartamento nel maniero, utilizzandolo per brevi soggiorni.
Nel 1572 lasciò Conza per la sede di Ostia e Velletri, e negli anni seguenti governò diverse diocesi del lazio, svolgendo numerosi incarichi per conto dei pontefici Gregorio XIII, Sisto V e Clemente VIII.
Agli anni del suo soggiorno laziale risale la fondazione della chiesa di Sant’Andrea della Valle, di cui Alfonso finanziò la costruzione.
Fu amico e devoto ammiratore di San Carlo Borromeo e il poeta Torquato Tasso, che lo conobbe, augurò ad Alfonso “l’insegna del cielo”, ossia il pontificato.
Nel 1596 fu nominato arcivescovo di Napoli, dove istituì la penitenziaria, riformò il capitolo della cattedrale, risollevò da una lunga crisi il seminarioarcivescovile e promosse importanti lavori nel duomo, avvalendosi della collaborazione del celebre architetto Domenico Fontana e del pittore fiorentino Giovanni Calducci.
La sua impresa più importante rimane tuttavia la riforma delle parrocchie napoletane, che portò a termine grazie alle sue doti di energico e abile organizzatore.
Alfonso Gesualdo morì il 14 febbraio 1603 e fu sepolto nella cattedrale di Napoli.